L Angolo della Cultura

Al fine di promuovere avvicinamenti culturali tra gli Elohim Si propongono Temi  Vari...

Il trade d union è il mantenimento delle tradizioni siano esse originarie di ogni parte della Terra

la cultura è un patrimonio che non ha confini , che va conservato e sempre implementato a livello personale oltre che trasmesso ad altri .... gli hobby e le passioni sono contagiose e vi elevano ;-)


 

filosofia

psicologia

religione
musica
poesia
pittura
Arti Marziali

 

  • tutto può formare un Guerriero alle Dure Battaglie che Affronterà nell Arco della Vita,
  • la calma , la conoscenza, la saggezza, sono doni da coltivare.                        
  •                                         
  •                                                                                                                                DARKHOOD
  •      
  •                                                     


Lettura interessante e gratis affronta temi di comunicazione verbale e non , utile in ogni professione in cui ci si raffronta con altri e a volte per conoscere meglio se stessi ;-)


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C'è un regalo per te!
Diventa un Supervenditore

Ciao!

Eccomi qui, in questo caldissimo luglio ad annunciarti la pubblicazione del mio ultimo ebook gratuito

Diventa un Supervenditore

Tecniche di comunicazione efficace

 Come forse saprai da qualche anno ho creato questa immagine del "Supervenditore" ovvero di un venditore che riesce a migliorare la propria performance attraverso un equilibrio di competenza, motivazione e capacità di comunicazione (ne ho parlato in un altro ebook: "La mia performance 3D", scaricalo se ancora non lo ai letto!) 

In questo manuale riprendo il concetto del Supervenditoreampliandolo attraverso gli step più significativi: l'empatia, il contratto emotivo, lo storytelling, l'economia emotiva.

Come sempre il manuale ha un taglio fresco e pragmatico e fornisce nozioni applicabili nell'immediato. ...e poi è gratis!

Per scaricarlo compila il form che trovi su questa pagina... e potrai iniziare subito a leggere.

Per oggi è tutto... con l'occasione ti auguro una bellissima estate e aspetto i tuoi commenti a questa nuova opera.

Buona lettura!

Ercole Renzi

PS: Se fossi interessato a consulenze o programmi di formazione personalizzati puoi contattarmi al n° 06.88817394 o sulla mia mail personale ercole@srcomunicazione.it per avere un’idea di cosa posso fare per la tua azienda: pochi minuti di confronto potrebbero rivelarsi molto utili per il futuro del tuo business

 

 

Leggi la mail online se non la visualizzi correttamente
Forse finora mi hai conosciuto per le mie attività di consulente e formatore in ambito aziendale e quindi non sai che da vari anni svolgo la mia attività anche come life coach. Per questo ho pensato di proporre un percorso di crescita personale, pensato per essere svolto individualmente, che ho chiamato "Il senso della vita".
Il Senso della vita è il percorso breve 
di life coaching analogico per 
apprendere 
i segreti del dialogo interiore
con il tuo inconscio emotivo.

Poche ore di lavoro insieme:
  • per conoscere la tua tipologia emotiva,
  • per smascherare i vincoli che ti impediscono di essere e di avere come vorresti,
  • per svelare la trama che lega gli eventi salienti della tua vita,
  • per migliorare l’efficacia della tua comunicazione con gli altri.
Puoi scegliere tra:

1. un’unica giornata di lavoro, full immersion.
2. cinque incontri di circa un’ora con cadenza settimanale.
Il perseguimento della felicità in ogni 
ambito, privato o professionale, 
dipende dalla motivazione e 
dalla volontà che metti in campo, 
insieme alla capacità che hai di
comunicare e alla chiarezza degli 
obiettivi che ti sei posta/o.
Ma tutto parte dal delicato equilibrio 
interiore
 che deve realizzarsi tra 
ragione ed emotività, tra dovere 
e piacere, tra desiderio 
e possesso.
Questo percorso breve di life coaching analogico ti guida alla ricerca di questo equilibrio e ti spiega come mantenerlo nel tempo.

Ercole Renzi
Analogista, Dottore in Psicologia e Life Coach
Per maggiori informazioni e senza alcun impegno,
chiama il numero 06.88817394
oppure compila il modulo per fissare una consulenza di orientamento, on line, gratuito!
Se non hai mai sentito parlare di life coach analogico, ricorda che puoi scaricare gratuitamente il mio ebook "La felicità si impara!" che spiega in modo chiaro e sintetico le basi delle discipline analogiche e come ti possono aiutare a vivere meglio e raggiungere i tuoi obiettivi.


Un valido libro da portare sotto l ombrellone

http://www.mondadoristore.it/Gayum-Antropoetico/eai978886855226/



Non è a Gratis ma è giovane scrittore in erba,

presente in libero con il blog antro poetico

e merita il vostro tempo

perche in estate cosi calda

un brrrrrrivido ci stà  





( costo 4,49€ Amazon )


Sumi-e - La pittura monocromatica tradizionale giapponese ad inchiostro


il corso a settembre per i limitrofi a milano


( costo 5,00€ Crespi Bonsai )


Shodō - L arte di scrivere il " Nome " tradizionale Giapponese 


Irezumi - Tatoo Tradizionale Giapponese


Diarama - Paesaggi tridimensionali con back ground in scala ridotta ( spesso Box )


BONSAI - il bonsai viene considerato arte solo dal 1935

Penjin - forma evoluta a paesaggio delle tecniche bonsai






Buongiorno N/A,
 
quella nell'oggetto è la frase ricorrente che mi rivolgono le clienti quando, inevitabilmente, arrivano a parlare delle loro relazioni sentimentali più o meno complicate e descrivono i maschietti con i quali le vivono. Considerando la maggioranza schiacciante del popolo femminile rispetto a quello maschile fra i miei clienti, questa frase e tante altre simili ma di identico significato, costituiscono un refrain sorprendente che, qualche volta, mina la mia imperturbabilità professionale, appartenendo io al genere sotto inchiesta. 
Insomma, non dovrei, ma mi sento un po’ coinvolto: che cosa sta succedendo al Re Leone? Perché il suo regno traballa?
Come al solito parto dalla visione analogica del problema e provo a delineare la tipologia prevalente, per non dire esclusiva, delle signore che lanciano questo genere di anatema a tinte più o meno colorite. Nel linguaggio analogico queste donne vengono definite come appartenenti alla tipologia egomaschio e qui servono alcune considerazioni preliminari che illustrano il percorso evolutivo che porta a questa tipologia: 
  • Il papà e la mamma costituiscono il prototipo del maschio/uomo e della femmina/donna: tutti i personaggi con cui l’individuo interagirà nella vita, sarà portato a considerarli come duplicati di queste due prime figure.
  • Tra i due e indipendentemente dal loro comportamento effettivo, abbiamo tutti definito un genitore come “buono” e l’altro, di conseguenza, come “cattivo”; il buono serve a compensare le frustrazioni che ci procura il cattivo, ci difende dal cattivo, abbassa le tensioni.
  • A un certo punto in famiglia avviene che questa giovane donna pre-adolescente o adolescente o, in casi più rari, anche già adulta, vive una profonda delusione per il papà: quel padre buono e mitizzato che, per qualche motivo, a un certo punto si dimostra inadeguato, debole, insufficiente, insomma viene meno al ruolo eroico di cui era stato a sua insaputa investito dalla figlia.
  • È un tradimento vissuto dalla giovane con sofferenza più o meno acuta e che, tuttavia, determinerà per tutto il resto della sua vita il feeling e l’atteggiamento con il quale avvicinerà ogni figura maschile non solo nell’ambito affettivo, ma anche in quelli sociale e lavorativo. 
Inforcherà l’occhiale della diffidenza e con questo occhiale andrà a valutare comportamenti ed atteggiamenti dei vari maschietti con cui, per forza di cose, sarà chiamata ad interagire nel corso della sua esistenza. Avrà sempre spianata la freccia del giudizio di inadeguatezza e sarà sempre pronta a scagliarla per gratificare una delusione esistenziale inestinguibile che ha costante necessita di vittime sacrificali. Certo il maschietto ci può mettere del suo, ma la donna egomaschio è costantemente in agguato ad osservarlo, non per quello che lui fa di giusto ma per quello che potrebbe fare di sbagliato e che potrebbe giustificare il suo intervento critico, la rampogna, il sottile disprezzo, diciamolo pure, l’anatema di “impotente” da declinare in molteplici, diverse sfumature di incapacità. 
Analogicamente però, la delusione verso il soggetto maschile fa dell’egomaschio donna una forza della natura nel senso che tende a interpretare i diversi ruoli che occupa nella vita con grande determinazione ed efficienza. Il ruolo di madre, il ruolo coniugale, il ruolo autorealizzativo: tutto è svolto con energia e risolutezza e con in testa un obiettivo da raggiungere. Ma con un ingrediente in più che la rende sorprendentemente unica e affascinante per l'uomo: la sua originale conflittualità con la madre che ha giudicato assente e anaffettiva, la porta a incarnare il ruolo materno che ha sognato e che non ha avuto per cui, in certe circostanze, al cipiglio della manager mescola la disponibilità femminile più totale, fino all’abnegazione. 
 
Da una parte si mette al posto del maschio per dimostrare come dovrebbe comportarsi un vero maschio in certe circostanze, d’altra parte incarna il ruolo che le è mancato di mamma presente e disponibile anche oltre misura. Ed ecco perché a questa tipologia appartengono molte donne in carriera, manager e imprenditrici, forti e instancabili lavoratici che interpretano il loro ruolo si agganciano a uomini vincenti non tanto e non solo in quanto attratte dal loro successo ma, analogicamente, per cogliere l’occasione di dimostrare che, se solo le circostanze gli avessero consentito di poterlo dimostrare, avrebbero ottenuto lo stesso risultato.

Ora, se consideriamo la comunicazione nella sua dimensione intersoggettiva, possiamo provare a comprendere come la diffidenza di lei genera atteggiamenti che evocano in lui un certo tipo di risposte “su misura” rispetto a questi pregiudizi per cui lui si difende e attacca e comunque si comporta di conseguenza, in senso attivo e passivo. E qui si apre lo scenario affascinante, che analizzeremo in un prossimo appuntamento, del maschietto che a sua volta e in virtù delle proprie esigenze analogiche, allo stesso modo di lei, va a focalizzare le donne in grado di soddisfare certe sue esigenze analogiche, magari lamentandosi in modo speculare del trattamento subito e del fatto che: mi capitano sempre gigantesche rompic ….. (da considerare sempre come duplicati della figura materna!). Queste riflessioni confermano che i dinamismi vissuti all’interno della triade originaria, composta da padre, madre e figlio, inesorabilmente definiscono per tutta la vita le modalità relazionali fondamentali di tutti noi e la comunicazione non verbale ci aiuta a interpretare questi dinamismi.  

Nel corso I linguaggi dell’inconscio che terrò a Cagliari domenica prossima 15 gennaio, affronterò anche questo argomento, definendo le caratteristiche degli egomaschio e degli egofemmina nei due sessi e sarà un’esperienza di quelle che lasciano il segno in quanto tutti i presenti usciranno dal corso conoscendo la propria tipologia analogica e le sue caratteristiche. Una chiave di lettura importante per comprendere la comunicazione dell’altro e per utilizzare la propria prendendo consapevolezza di quegli atteggiamenti che, analogicamente, ci avvicinano o ci allontanano dai nostri interlocutori. 

Ti aspetto per una giornata di lavoro faticosa ma indimenticabile!

Ercole Renzi

Ti ricordo che domenica 15 gennaio terrò a Cagliari il corso:
 
I linguaggi dell'inconscio 
Comprendere, sedurre e persuadere attraverso 
la comunicazione non verbale 
 
Se la comunicazione è lo strumento che ci connette con il mondo, 
che ci consente di raggiungere i nostri obiettivi e di essere felici, 
non c’è modo migliore di volersi bene e di proiettarsi nel nuovo anno, 
che scoprire i segreti della comunicazione non verbale analogica. 
Presso il circolo culturale Salomè, in via Biasi 25 – dalle h. 9,00 alle h. 18,00
Il costo è di € 60,00 per le persone che hanno frequentato 
e si sono registrate al workshop dello scorso 17 dicembre, di € 80,00 per tutti gli altri. 
Otto ore di lavoro intenso, teorico e pratico, che ti apriranno a una nuova visione sulla comunicazione con gli altri per acquisire maggiore efficacia e consapevolezza qualunque sia l’attività che eserciti.
 
PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI: 
Valentina 345 2629388
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Riceverò a Cagliari il 16 gennaio e a Oristano il 17 gennaio 2017.
A Roma come di consueto.
Se vuoi fissare la tua prossima seduta:
Scrivimi: ercole@charismatica.biz
Chiamami o scrivi su Whatsapp: 335.5769892
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Buongiorno  N/A,
 
all’interno del nostro sistema psichico agiscono due energie contrapposte che, quando sono a livello fisiologico, ci consentono di vivere e di perseguire i nostri obiettivi, ma quando vanno oltre misura, ci provocano disagio, malessere fino al sintomo e alla malattia vera e propria: queste due energie si definiscono, all’interno delle Discipline Analogiche, il sentimento e il risentimento. Oggi dedicherò alcune riflessioni al risentimento, che assume anche il nome di rancore oppure quello ancora più popolare di rabbia. Abbiamo iniziato ad accumulare rabbia dentro di noi fin dalla più tenera età, quando ci siamo sentiti offesi nella nostra dignità, quando abbiamo percepito la frustrazione e abbiamo sofferto per i torti subiti dalle persone più care senza aver avuto la possibilità di reagire. Eravamo intrappolati in una totale dipendenza affettiva, economica ed esistenziale ed era inimmaginabile ribellarci o mostrare il nostro risentimento, salvo pagarne le conseguenze a caro prezzo. E allora abbiamo iniziato a implodere questa energia, ad accumularla dentro di noi, anche perché, sentendoci vittime innocenti, spesso non abbiamo giustificato le figure che ci hanno inflitto questi torti né, tanto meno, abbiamo accettato le loro motivazioni. Si immaginino decine di episodi del genere nel corso dello sviluppo dall’infanzia, all’adolescenza e poi all’età adulta e si immagini la dimensione del risentimento che via via può essersi andato ad accumulare nell’animo, in funzione del quadro familiare e delle situazioni che ciascuno ha dovuto affrontare. Proprio per questo motivo, all’interno degli incontri di riequilibrio energetico, la domanda che spesso pongo all’Inconscio emotivo del mio cliente è proprio questa: 
Caro Inconscio, in questo momento della tua vita, provi più dolore dell’anima o più rabbia? 
La risposta che puntualmente arriva dall’Inconscio è indicativa del percorso che ha portato alla formazione del problema che il cliente ha denunciato e che vuole risolvere e che comunque ha avuto sempre origine dalla distonia tra ciò che desiderava e ciò che ha ottenuto in senso materiale e in senso immateriale. Quindi non solo “cose” ma, soprattutto, attenzione, considerazione, affetto, sostegno, stima.

Questa rabbia, questo stress, ce lo portiamo dentro e i terminali nervosi lo conducono in ogni cellula del nostro corpo e si manifesta, a diversi livelli di intensità, non appena una circostanza del presente, per analogia, ci riporta alla situazione del passato dolorosa. La frustrazione subita nel passato si materializza nel presente, il passato irrompe nel presente e allora lo sguardo si accende, il respiro si fa affannoso, i pugni si contraggono, gli occhi si bagnano di lacrime, le parole, pronunciate con la voce o digitate su una tastiera, diventano dure e offensive e … ci detestiamo per una reazione che avremmo voluto trattenere e nascondere ma che è venuta fuori con una forza e un’immediatezza incontrollabili. Non c’è altro modo di decomprimere efficacemente questa rabbia se non il dialogo con l’inconscio e la conseguente apertura di quegli antri profondi nella nostra psiche da cui far uscire l’energia velenosa accumulata nel corso della vita. E cioè quell’energia compressa e non espressa a suo tempo di fronte alle tante aspettative deluse da parte delle persone da cui, invece, più ci aspettavamo amore e riconoscimento. Ma questa decompressione non è così facile perché, a questo punto, remiamo contro noi stessi utilizzando il subdolo meccanismo di difesa, quello che ci fa esclamare con espressione beata e piena di angelica consapevolezza:
  • Mi sono iscritta/o al tal corso di yoga, sapessi come sto meglio…
  • Ho fatto un certo percorso di formazione e ho veramente capito come uscirne…
  • Io ho risolto i miei problemi, ho realizzato certe cose da sola/o e sono riuscita/o a…
Ed ecco la trappola che scatta!

Non si discute la validità e la bontà di certi percorsi: in genere tutto contribuisce a stare un po’ meglio ma, nella mia esperienza, sono “pannicelli caldi”, sono come la Tachipirina per uscire da una polmonite: è vero che abbassa la febbre ma non risolve l’infezione batterica e non fa guarire. Attiviamo il meccanismo di difesa in quanto abbiamo paura ad aprire la porta di quegli antri, abbiamo paura di guardarci dentro, abbiamo paura che farlo possa destabilizzare il sistema, più o meno disfunzionale, che abbiamo creato per proteggerci. Abbiamo paura che farlo possa significare sofferenza e allora, piuttosto che affrontare un’estrazione che ci terrorizza, preferiamo tenerci il mal di denti utilizzando ogni tanto un antidolorifico che, nel nostro caso, si chiama psicofarmaco. Per dormire, per non provare ansia, per anticipare quegli improvvisi attacchi di panico, per scongiurare quell’immotivata paura di fare qualcosa. 
Ma c’è anche un altro meccanismo di difesa che strumentalmente viene utilizzato per far finta che la propria rabbia non ci sia: consiste nel proiettarla sull’altro significativo che, suo malgrado e spesso inconsapevolmente ha contribuito a scatenarla. Insomma mi consolo dicendo che il problema della rabbia è il tuo e non certo il mio e così vivo nell’illusione di aver risolto il problema che, manco a dirlo, non si risolve per niente ma che, nella circostanza, evita la sofferenza di guardarsi dentro e mette a posto la coscienza. 

In questo momento storico e sociale c’è da parte della maggioranza delle persone una grande attenzione per il proprio equilibrio psico-fisico: suggerisco, insieme all’attività sportiva, all’estetista e ai vari e rispettabilissimi percorsi di benessere di scuola occidentale o orientale, di prendersi cura del proprio equilibrio emotivo, misurando i livelli della rabbia per decomprimere quella in eccesso che, altrimenti, rimane dentro l’anima per tutta la vita e può, nel tempo, tramutare il disagio in sintomo e poi in malattia vera e propria.

L’augurio che ti faccio è di ristabilire il giusto equilibrio tra sentimento e risentimento, mettendo d’accordo la tua intelligenza emotiva con la tua istanza logica: se vanno d’accordo tutto è possibile!


Buona vita! 
Ercole Renzi
 
PS: In questa settimana, come già sai, sono in Sardegna e quindi a disposizione di chi vorrà incontrarmi: anticipo che ci sono programmi importanti per lo sviluppo delle Discipline Analogiche in terra sarda in questo nuovo anno, programmi e novità di cui ti terrò costantemente informata/o su questa newsletter.
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Buongiorno  N/A,
 
nel linguaggio comune si definisce egocentrica la persona che tende a considerare il proprio modo di essere, di sentire e di giudicare come l'unico possibile e valido in assoluto; esistono diversi livelli di egocentrismo e il termine è ormai entrato nel linguaggio comune proprio a definire qualcuno che tende a dare più importanza a se stesso che al mondo che lo circonda. Questo atteggiamento, sempre nel senso comune, assume sfumature diverse che vanno dalla presunzione alla vanità, dalla megalomania all’egoismo. 
Nelle Discipline Analogiche il termine egocentrico assume un significato molto diverso e, visto che ho parlato di tipologia egomaschio e in un prossimo articolo parlerò della tipologia egofemmina, ho voluto chiarire il senso comune del termine proprio per meglio differenziare quello che mi accingo a descrivere di seguito in relazione al mondo delle Discipline Analogiche. La tipologia egocentrica è l’ultimo passaggio evolutivo della persona all’interno della famiglia e nel rapporto con i due genitori. Non è un passaggio obbligato anche se, specialmente con l’evoluzione che ha caratterizzato le società occidentali negli ultimi cinquanta anni, riguarda la maggioranza delle persone, fino a un 70-80%. 

Questo scatto evolutivo vede affiancarsi alla conflittualità originaria con un genitore, precocemente inquadrato come “cattivo” in quanto fonte di tensioni, una conflittualità altrettanto profonda con l’altro genitore. Profonda ma qualitativamente diversa perché distillata più logicamente che analogicamente e vissuta più che altro come tradimento della fiducia. Si manifesta e si consolida quando il genitore, che è considerato buono e rassicurante e quindi utile per ammortizzare e diluire le tensioni generate dal rapporto con l’altro conflittuale, delude le aspettative
Lo fa, per esempio, non prendendo più le difese del figlio o, in qualche modo, contribuendo alla precarietà della stabilità familiare o comportandosi in modo giudicato negativo verso l’altro coniuge oppure ancora, dimostrandosi debole, deludente o inaffidabile. Allora, nella sofferenza, la persona fa questo scatto evolutivo nel senso, appunto, dell’egocentrismo analogico. Vive una doppia conflittualità, si sente solo, diffida di entrambi pur amandoli entrambi. Questa seconda conflittualità è più profonda, dolorosa e deludente della prima perché infrange un’idea, un mito, un sogno e fa osservare i genitori da tutt’altra prospettiva. Ora più che genitori, papà e mamma sono un uomo e una donna che interagiscono fornendo modelli ed esempi spesso deludenti e che fanno soffrire. 
Si crea così lo psicodramma della triade (padre, madre, figlio/a) in cui ciascuno dei tre interpreti assume un ruolo ben preciso che poi la persona porterà nella società. Per cui, come in famiglia ha interagito e interagisce con padre e madre, così interagirà con uomini e con donne, più volte e per tutta la vita in ambito affettivo, familiare e lavorativo, rivivendo sempre le stesse tensioni, le stesse diffidenze, gli stessi sospetti verso partner, colleghi, parenti, amici. Antagonismo verso i duplicati del genitore conflittuale originario, agonismo e diffidenza verso i duplicati del genitore che ha tradito le aspettative: l’egocentrico andrà sempre a ricreare il teatrino della triade familiare originaria con le persone significative della sua vita. 

Ti sollecito, in quanto probabilmente appartenente alla tipologia egocentrica, a rivivere il tuo percorso di crescita, legato all’infanzia o alla pubertà (o magari per qualcuno andando anche oltre), per individuare una figura esterna alla famiglia (parente o amico) sul quale, a un certo punto, hai iniziato a fare affidamento, al quale confidavi i tuoi segreti e dal quale accettavi consigli e rimproveri. Volevi alleviare la tensione che vivevi in ambito familiare per la crisi indicata sopra. Se non ti viene in mente questa figura, prova a concentrarti allora sui ruoli che ti sei assegnato/a nelle varie fasi della tua crescita. Potrebbe darsi che, a un certo punto, ti sei trasformato in un “ometto” attento ai fatti di casa, responsabile e accudente, oppure, per le femmine, la trasformazione è stata in una “donnina” che, lasciate da parte le bambole, aiutava in casa e si preoccupava dell’andamento domestico. Si tratta, in entrambi i casi, di un tentativo disperato, simbolicamente molto forte, messo in atto per salvare il salvabile, per unire ciò che si teme si sia rotto, per provare a rendersi utili e a scongiurare la crisi. È un pensiero e un atteggiamento dai quali la persona non riuscirà mai più a liberarsi fino, nei casi più estremi, a impedirsi di avere una propria vita per tutto il resto della sua esistenza, con un indefinito ma sempre presente senso di inadeguatezza.

Questa esperienza evolutiva, con la sofferenza che l’accompagna, restituisce uno stile comportamentale tipico della tipologia egocentrica che caratterizza una persona molto logica e razionale che spiega, insegna, chiarisce; una persona che ha sempre qualcosa da dire, che evidenzia i limiti dell’altro senza intervenire ma piuttosto consigliando cosa fare. È tipico l’incipit prevalente delle sue affermazioni, appunto da egocentrico, con “io …”, “secondo me …”, “dovresti …” accompagnato dall’atteggiamento del perenne consulente, diciamolo pure, un po’ pedante e rompiscatole. Un atteggiamento narcisistico, indicativo, che tende a evidenziare i limiti dell’altro, guardandosi però bene dal coinvolgersi in prima persona. La comunicazione non verbale si esprime spesso con il tipico gesto dell’OK, che, a ben vedere, è un cerchio racchiuso tra le dita indice e pollice che reca implicita l’affermazione: Ti spiego io come si fa! Oppure, ma che è la stessa cosa: Dammi retta, è così e basta! 

Torneremo sull’argomento in quanto è tanto complesso quanto affascinante: desidero informare che ci sono importanti novità per la diffusione delle Discipline Analogiche in Sardegna a partire da una serie di workshop gratuiti che terrò personalmente a Cagliari e ad Oristano ogni mesea partire dal prossimo febbraio. Si svolgeranno nel tardo pomeriggio, avranno la durata di due-tre ore e affronteranno i meravigliosi argomenti accennati in queste newsletter per avere consapevolezza dei meccanismi che ci consentono di anticipare disagi e disturbi di ogni genere e che possono aiutarci a stare meglio. 

Come detto gli incontri sono gratuititi chiedo, se puoi, un attivo passaparola presso amici, parenti, colleghi e conoscenti con l’obiettivo di DIFFONDERE IL PIÙ POSSIBILE LA SAGGEZZA ANALOGICA nella tua città.

Ti aspetto!  
Ercole Renzi
 
I prossimi eventi in programma
Workshop Gratuito
Se l'anima soffre, il corpo si ammala
Introduzione alla fisionalogia

Oristano 
Lunedì 20 febbraio h. 18.30
via degli Artigiani 8c – presso Confapi

Cagliari
Martedì 21 febbraio h. 18.30
via T. Tasso, 23 - presso Aquarium Gallery

Per fissare la tua prossima seduta:
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Buongiorno  N/A,
 
Vorrei dedicare le riflessioni di questa settimana a un altro noto aforisma delle Discipline analogiche che recita così: 
I limiti di una persona sono le sue esigenze
 
Significa che le nostre esigenze fanno in modo e ci spingono continuamente ad attribuire ai personaggi della nostra vita il ruolo che abbiamo bisogno che ricoprano, nel bene ma, soprattutto, nel male e a loro insaputa. Questo perché il nostro conto corrente emotivo è spesso in rosso e abbiamo la necessità di coprire lo scoperto, costi quel che costi, con le tensioni che solo certe situazioni e certi personaggi riescono a fornirci in modo adeguato e soddisfacente.
  • Non capisco perché non ti sei fatto sentire per tutto il giorno!
  • Ti piace farmi ingelosire, sembra che tu ti diverta a farlo!
  • Non sopporto quando ti comporti in questo modo!
  • Mi hai ferita con quelle parole!
Ecco quattro possibili affermazioni che lui/lei rivolge al suo lui/lei, affermazioni comuni che ben rappresentano le diverse esigenze individuali che fanno emergere. 
Nella prima frase ti faccio pesare che sto male e che mi hai procurato l’abbandono con la tua assenza; metto il broncio, ti tratto male, ma in realtà io ho sofferto per le mie esigenze e non per il comportamento dell’altro che magari era preso nella sua attività.
Nella seconda frase emergono la rabbia e la paura, i due ingredienti tipici della gelosia: ho paura di perderti e provo rabbia nel provarla verso di te e verso il terzo incomodo, in genere, con l’autostima sotto i tacchi. 
Nella terza frase quel comportamento che ti fa soffrire in realtà è la tua vulnerabilità, la tua ipersensibilità che incrementa e valorizza ciò che un’altra persona avrebbe liquidato semplicemente facendo spallucce.
Idem per la quarta frase: quelle parole, hanno rappresentato un vero e proprio anatema che ha riaperto vecchie ferite, solo apparentemente rimarginate: esigenze che sembravano riposte ma che invece mantenevano ben vivo tutto il loro potenziale .  

Allora noi ci poniamo di fronte all’altro e ne subiamo l’influenza in quanto rappresenta la nostra ombra e cioè l’insieme della paure che abbiamo accumulato nella prima parte della vita e che questa persona, in genere in modo inconsapevole, tende a rigenerare. Ecco perché una nota frase che non so a chi attribuire con sicurezza recita:

nella vita vince chi ha meno paura.

Non chi ha più coraggio, ma chi ha meno paura perché tutti abbiamo paura. Una paura che viene da lontano quando le persone care ci hanno sottratto quella stima e quella considerazione che volevamo, oppure quando ci hanno impedito di coronare i nostri sogni e i nostri desideri. Abbiamo subito la situazione, abbiamo imparato a sentire la frustrazione, abbiamo imparato a viverla come sanzione per comportamenti che potevano infrangere certi canoni etici. Abbiamo imparato a sentirci abbandonati, rifiutati, comparati negativamente, giudicati, abbiamo appreso la paura di esserlo, una paura che è rimasta dentro di noi e attraverso la quale tendiamo a traguardare il nostro mondo anche in tempi non sospetti. Leggiamo, purtroppo anche dalla cronaca nera, esempi di totale soggezione di lei a un lui prepotente e violento che infligge violenze psicologiche, sessuali, fisiche, fino, purtroppo, all’omicidio. Possiamo chiederci quale meccanismo perverso inchiodi queste sventurate nell’orbita del mostro: la risposta logica è di incredulità e di stupore, la risposta analogica ci dice che, incredibilmente, il mostro è lì per incarnare le esigenze della sua vittima, almeno fino a un attimo prima che la situazione degeneri nel dramma. Gli esperti del giorno dopo dicono, di fronte ai crimini efferati di femminicidio, per esempio, che era impossibile non aver avuto sentore dello squilibrio emotivo dell’assassino. Una visione analogica porta a chiedersi quali paure hanno impedito alla vittima di liberarsi prima di quel carnefice pur avendone già subito in passato le violenze psicologiche e fisiche.  

Le Discipline Analogiche, per catarsi e con l’aiuto dell’Ipnosi Dinamica, aiutano la persona a liberarsi di certe esigenze che vengono dal passato e, di conseguenza, a fare in modo che questi personaggi, pur rimanendo gli stessi, cambino il ruolo di cui li abbiamo investiti a loro insaputa, rimangano importanti, ma meno importanti di noi: 

vivono perché li facciamo vivere noi e 
non perché non possiamo fare a meno di loro. 

Certo, questa presa di coscienza alcune volte può mettere in crisi relazioni che hanno trovato un loro equilibrio, anche se disfunzionale: possiamo e dobbiamo scoprire, però, quali paure e quali esigenze irrisolte ci inchiodano alle situazioni che ci rendono infelici e poi decidere, questa volta in piena consapevolezza, quale strada seguire.

Buona vita consapevole!
Ercole Renzi
 
I prossimi eventi in programma
Workshop Gratuito
Se l'anima soffre, il corpo si ammala
Introduzione alla fisionalogia

Oristano 
Lunedì 20 febbraio h. 18.30
via degli Artigiani 8c – presso Confapi

Cagliari
Martedì 21 febbraio h. 18.30
via T. Tasso, 23 - presso Aquarium Gallery

Questa settimana riceverò a Oristano martedì 31 gennaio e a Cagliari mercole 1 febbraio.  Per fissare la tua prossima seduta:
Scrivimi: ercole@charismatica.biz
Chiamami o scrivi su Whatsapp: 335.5769892
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Buongiorno N/A
 
dal punto di vista delle Discipline Analogiche, il senso di colpa è una paura che vincola la reattività e la ribellione della persona al pensiero genitoriale e cioè a quel codice familiare, etico e sociale che, sin dalla più tenera età, in modo diretto e indiretto, viene inculcato alla giovane anima in sviluppo dagli adulti significativi che la circondano. È un’arma di difesa che gli adulti, nel ruolo che abbiamo definito di Guardiani di Porta (v. precedente newsletter n° 15), utilizzano per mantenere il loro potere e per difendersi dagli attacchi trasgressivi che provengono dalla parte istintiva del sistema psichico dei figli ribelli, che vogliono costruirsi la loro identità! Il senso di colpa è la vocina che ti sussurra all’orecchio un attimo prima della trasgressione: Sei sicura/o? Pensaci bene! Fai attenzione che …! Dammi retta, non …! Una vocina che ti fa sorgere l’ansia per la presunta “colpa” che stai commettendo, un’ansia che ti impedisce di commetterla e che, in ogni caso, innesca un conflitto interno tra istinto e ragione, tra dovere e trasgressione. Proprio per questa sua capacità di blocco dell’azione, in ambito analogico questa paura viene definita sigillo perché, come tutti i sigilli che si rispettano, sigilla, chiude, impedisce con conseguente alterazione dell’emotività di chi lo subisce che, attivandolo, in realtà si schiera contro se stessa/o impedendosi ciò che vorrebbe.
 
Il suo sogno è fare l’hostess, di girare il mondo indossando quelle bellissime divise, di incontrare persone di ogni tipo, affascinanti piloti, luoghi incantevoli da scoprire, di sentirsi libera negli hotel più eleganti e prestigiosi. Ma arriva il vincolo genitoriale paterno che tuona severo: Figlia mia vuoi andartene lontano da noi, sempre in giro per il modo, con i pericoli e circondata da uomini privi di scrupoli? Non va bene per te! Dammi retta entrerai al ministero come papà, sarai un’impiegata modello, avrai una vita sicura, al riparo dai pericoli e con un piatto di minestra sempre pronto ad attenderti a casa tua!Ed ecco che si configura il ricatto emotivo per cui una parte della ragazza vorrebbe prevaricare il pensiero genitoriale che le sta spezzando il suo sogno, ma un’altra parte di lei giustifica questo pensiero, se lo fa andare bene. Nasce così un conflitto che la dilania e che si manifesta nella svogliatezza, nel fallimento nella prova di esame, “incredibilmente” non mi sono impegnata come avrei dovuto e non riesco a spiegarmelo e ho perso un’occasione … ma va bene così, in fondo papà non aveva tutti i torti! Detto in termini più crudi e diretti: figlia mia, se prevarichi il mio pensiero di genitore ti faccio sentire una puttana! Ma non finisce qui perché questo inconscio frustrato il piacere negato dell’hostess andrà a cercarselo da qualche altra parte: cibo, fumo, insonnia, ansia, attacchi di panico… l’inconscio vuole sempre un fiore, può essere profumato e naturale o di plastica puzzolente, appunto il disagio/sintomo, lui è contento lo stesso! 

Lui perde la testa per una donna sposata che, a un certo punto, lo porta in casa sua e gli si offre nel letto nunziale. Lui ha raggiunto l’obiettivo, ha la testimonianza della passione di lei che, per gratificarlo e gratificarsi, si spinge al massimo della trasgressione. Ma a questo punto si scatena lo psicodramma perché, sul più bello, il “lui” di lui non funziona, non dà cenni di vita e il sogno di entrambi si spegne su un inerte flaccidume. Al massimo del desiderio e al coronamento di un sogno corrisponde un flop epico che infligge ferite tremende a lei e a lui e su cui è superfluo soffermarsi. E allora la corsa a confidarsi imbarazzato con l’amico del cuore, che rimanda al medico di base, che rimanda all’urologo, che rimanda al sessuologo, che rimanda allo psicologo. Perché intanto il malcapitato vuole dimostrare a se stesso che tutto funziona al meglio e allora si impegna in maratone amatorie in cui l’ansia da prestazione e la preoccupazione possono giocare brutti scherzi e replicare i fallimenti. Di nuovo, lui ha giudicato lei secondo il pensiero genitoriale come una poco di buono e si è innescato il paradosso per cui la massima gratificazione offerta da lei la porta a perderlo e a vedersi rifiutata. Lui è in conflitto con sé stesso ma, come nei fatti descritti sopra, vince il codice etico che ha un solo modo diretto e chirurgico di trionfare su tutta le linea: inibire il “lui” di lui affinché la trasgressione non venga commessa. Anche qui, detto in termini più diretti, il conflitto non è di lui con lei, ma di lui con i propri genitori. 
Per inciso, il caso suddetto è stato risolto in soli tre incontri individuali di riequilibrio emotivo. 
 
Il codice etico genitoriale esaurisce la sua influenza vincolante quando la persona, perseguendo in libertà i propri sogni, crea un proprio codice personale che si sostituisce a quello genitoriale e diviene, a tutti gli effetti, il suo nuovo codice etico. Ma è inutile attaccare il problema di oggi se prima non si attacca quello di ieri generativo dei vincoli del presente, di cui la persona non è consapevole ma che, proprio per questo, provoca danni e sofferenze anche acutissime. 
Il paradosso è che il sigillo è il meccanismo di difesa che calibra la sofferenza: se il problema è di un eccesso quantitativo insostenibile, il vincolo/sigillo interviene proprio per tutelare questa sofferenza. 

Il dialogo diretto con l’inconscio consente di comprendere in tempi brevi i momenti topici del passato in cui si sono formate le origini di quel senso di colpa che colpisce nel presente, che provoca ansia, débâcle di diverso ordine e tipo e, insomma, che blocca il coronamento del sogno della persona.

Dedica questa settimana che inizia a identificare i sensi di colpa che più ti boicottano e, soprattutto, a sentire quando cominciano a fare capolino!

Buona giornata e buona settimana.

Ercole Renzi

 
I prossimi eventi in programma
Workshop Gratuito
Se l'anima soffre, il corpo si ammala
Introduzione alla fisionalogia

Oristano 
Lunedì 20 febbraio h. 18.30
via degli Artigiani 8c – presso Confapi

Cagliari
Martedì 21 febbraio h. 18.30
via T. Tasso, 23 - presso Aquarium Gallery

Stiamo ricevendo molte adesioni, 
non esitare a confermare la tua presenza:
 i workshop sono gratuiti!
Riceverò a Oristano Lunedì 20/02 e a Cagliari martedì 21/02.  
Per fissare la tua prossima seduta:

Scrivimi: ercole@charismatica.biz
Chiamami o scrivi su Whatsapp: 335.5769892

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Buongiorno N/A
 
desidero oggi parlati di un altro importante protagonista della nostra vita psichica inconscia, di scoperta abbastanza recente ad opera di scienziati italiani e mi riferisco ai neuroni specchio, la nuova frontiera delle neuroscienze che consente di rivedere il concetto di empatia da una prospettiva differente rispetto a quella tradizionale. È una nuova conoscenza che non può passare inosservata per il semplice fatto che la comunicazione è ciò che ci connette al mondo e che ci fa interagire con chi ci circonda a fini personali e professionali. I neuroni specchio sono quelle speciali cellule del nostro sistema nervoso che ci fanno reagire, in modo automatico e involontario, alle azioni di chi abbiamo di fronte. È un’attitudine a interiorizzare il comportamento dell’altro e cioè le sue azioni e le sue emozioni, come se quelle azioni e quelle emozioni fossero provate personalmente.
Hai presente lo sbadiglio in risposta allo sbadiglio di chi hai di fronte? 
Ti capita di tirare un calcio a un inesistente pallone dal divano di casa mentre segui la partita in TV?

Ti capita di versare una furtiva lacrima di fronte a uno spettacolo cinematografico anche se sai che si tratta di una costruzione artificiale per lo più creata al computer?
Si tratta di una capacità di imitazione implicita degli altri che rimane potenziale ma che attiva nella persona gli identici percorsi neuronali: insomma è come se quell’azione o quell’emozione dell’altro fossero svolte o provate personalmente. 

La scoperta dei neuroni specchio dà quindi una base biologica all’empatia, a quell’attitudine della psiche, prevalentemente umana, per cui siamo portati a sentire dentro di noi le emozioni, i sentimenti e le intenzioni che vivono le persone con le quali entriamo in contatto e che, nel passato, è stata studiata con un approccio prevalentemente umanistico più che biologico. 
Ora sappiamo che l’entrare in contatto con l’altro e condividere uno spazio d’azione implica una reciproca e involontaria interiorizzazione che opera “a nostra insaputa” ma che crea la cornice positiva o negativa della nostra comunicazione. È come se comunicassimo costantemente all’altro le nostre intenzioni, come se il nostro cervello creasse dentro di sé una copia di chi abbiamo di fronte, allo scopo di capire il suo pensiero e di entrare in piena sintonia con lui/lei.
Insieme entusiasmante ma anche allarmante!
Si immagini, per esempio, come le “aspettative” di negligenza o incapacità del genitore verso il figlio diventano esattamente la sua realtà e l’atmosfera di cui, involontariamente, satura l’ambiente, ricevendo in cambio ansia, paura, insicurezza, demotivazione. 
Oppure si immagini il partner che, interagendo in modalità proattiva o, al contrario, svogliata, contagia l’altro che ha di fronte predisponendolo allo stesso stato d’animo, pur senza proferire una sola parola. 
Consapevoli di questi fantastici meccanismi, possiamo adottare un uso consapevole e strategico della nostra comunicazione non verbale per produrre in chi abbiamo di fronte l’impressione e l’immagine che desideriamo produrre, cioè influenzarlo positivamente.

Non c’è niente di magico, di metafisico o di mistico: ci sono “solo” cellule nervose che comunicano con altre cellule nervose per cui creiamo la realtà sociale in quanto ci specchiamo nell’altro come l’altro si specchia in noi e il tutto a un livello che non arriva alla nostra consapevolezza. Per essere comunicatori di successo possiamo solo decidere di essere osservatori attenti degli altri: tutto il resto, prima del linguaggio verbale, avviene automaticamente!
Se riuscissimo ad unire a questi aspetti automatici di interazione un’adeguata predisposizione interiore di apertura verso l’altro/a, la maggior parte delle difficoltà scomparirebbero e allora l’antipatico diverrebbe simpatico, l’inaccessibile diverrebbe disponibile, lo scontroso diverrebbe cordiale.
E se parliamo di predisposizione positiva interiore, dobbiamo piuttosto scendere dentro di noi per comprendere quali sono i vincoli che la impediscono perché basta vedere l’agire di un bambino per comprendere che siamo naturalmente spinti a una comunicazione aperta e positiva con gli altri. Poi, crescendo, succede qualcosa di grande o di piccolo nel nostro ambiente che modifica questa spontaneità e allora cominciano i problemi.

Ho dedicato i due prossimi workshop, a Oristano il 21 marzo e a Cagliari il 22 marzo, proprio ad approfondire una parte importante di questo argomento, quello legato alla manipolazione emotiva, quella forma di comunicazione coercitiva che è alla base del malessere relazionale. 

Vista l’affluenza che ha caratterizzato i precedenti incontri, sollecito le persone interessate a prenotare per tempo il loro posto in sala, l’ingresso è gratuito. 

Buona settimana e abbasso i manipolatori!

Ercole Renzi
 
Riceverò a Oristano il 7 Marzo e a Cagliari l'8 e il 9 Marzo, a Roma tutti i giorni come di consueto. Per fissare la tua prossima seduta:
Scrivimi: ercole@charismatica.biz
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Prossimi eventi
Dopo il successo raccolto all’esordio, come promesso, procediamo con la diffusione delle Discipline Analogiche organizzando la seconda serie di workshop formativi e informativi sulla materia.  Ecco il titolo dei workshop di marzo:
Oristano
martedì 21 marzo 2017 dalle 18.30 alle 21.00 
presso presso Hotel Mistral 2, via XX settembre

Cagliari
mercoledì 22 marzo 2017 dalle 18.30 alle 21.00 
presso Aquarium Gallery – Via Tasso 23
 
Consulta il programma dell'evento

La partecipazione è gratuita!
Per evitare disagi organizzativi, prenota subito il tuo posto
scrivendo nome, cognome, indirizzo email e numero di cellulare a
info@ercolerenzi.it

 

 

Aoooo a Ercole ( con accento romano )

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